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Guide/Dopo

Un passaggio da non rimandare.

Dopo una morte, chi eredita deve spesso presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate. Serve a dire che cosa passa di mano. Non è il testamento, e non è la pensione. Di regola il termine è di dodici mesi dal decesso: confermatelo, perché esistono casi in cui la dichiarazione non serve.

  1. 01

    Che cosa è, in breve

    È una comunicazione fiscale: beni, eredi, quote. Il notaio, il CAF o un commercialista la preparano con visure e documenti di chi è morto e di chi resta. Non si improvvisa con un elenco di conti scritto a mano. Se c’è una casa, o più eredi che non sono d’accordo, il professionista serve prima, non dopo una lite.

  2. 02

    Che cosa non decide

    Non sceglie la struttura, e non paga la retta. Può però sbloccare un conto o una casa, e quei tempi contano se la famiglia sta anticipando le spese. Chiedete subito quali carte servono, invece di scoprirlo all’ultimo mese.

  3. 03

    Se il termine vi preoccupa

    Dodici mesi sembrano lunghi e poi passano in fretta, tra funerale, casa e visite. Segnate la data e prendete un appuntamento. Le esenzioni, per esempio su eredità molto piccole o solo tra certi parenti, si controllano sul sito dell’Agenzia delle Entrate o con chi presenta la pratica. Non si deducono da un articolo.

È un orientamento, non una consulenza legale, fiscale o previdenziale. Requisiti, importi e contributi comunali vanno verificati con INPS, patronato e servizio sociale del Comune.

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